
Eco Tra le Specie
Credits
Una performance sonora di Marcozzi Contemporary Theater e M.A.R.E. Movimento Artistico Ricerca Ecologica.
Performance: Daniela Marcozzi & Stefano Ciardi
Ideazione: Daniela Marcozzi
Sviluppo dell’ideazione, creazione, drammaturgia: Daniela Marcozzi, Stefano Ciardi, Francesca Sarah Toich
Musiche originali e live electronics: Stefano Ciardi
Voce fuori campo: Francesca S. Toich
Sguardo esterno e facilitatrici del processo: Cecile Rossant, Francesca S. Toich
Costumi: Susanne Kasper
Manifesto: Nino Eliashvili
Supervisione scientifica: Laura Pintore & Joelle Montesano, biologhe marine, esperte di megafauna del Mediterraneo per il WWF.
Ringraziamenti
Si ringraziano il Teatro di Lari (Pisa, Italia) e la Compagnia Teatrale Sartoria Caronte per la residenza artistica (residenza RAT); il PARC (Performing arts research center) di Firenze per la residenza artistica e il riscontro, l’Expedition Metropolis Theater per la residenza artistica e per aver mostrato il lavoro in corso nell’ambito del NN Festival Aprile 2026.
“I have often wondered what is easier to explore: the depths of the ocean or the depths of the human heart!”
(Comte de Lautréamont)
L’identità è relazionale. Questo è il punto centrale della performance. L’identità non è univoca, ma è uno scambio dinamico con l’ambiente e con altri individui della nostra e di altre specie. Per sviscerare questo fatto fondamentale, la performance trae ispirazione dall’identità acustica dei delfini e di altri cetacei nell’oceano.
Concentriamoci per ora sui delfini e consideriamo due delle loro strategie per l’orientamento, la caccia e la socializzazione: l’ecolocalizzazione e il fischio firma.
I delfini emettono click ultrasonici dalla testa e ascoltano gli echi che ritornano dall’ambiente circostante. Questi echi indicano la loro posizione, cosa c’è intorno a loro, di cosa è fatto, la presenza di altri organismi viventi, la loro velocità e traiettoria: è una strategia per l’orientamento e la caccia. Attraverso questi click, i delfini costruiscono nel proprio cervello una mappa sonora dei dintorni, percependo lo spazio, la materia e persino le strutture interne di altri esseri viventi, riuscendo a “vedere” fino a 30 cm sotto il fondale marino. Ci vedono letteralmente attraverso!
Insieme all’ecolocalizzazione, ogni delfino sviluppa un fischio firma unico, un segnale melodico che dice io sono qui. Il piccolo di delfino impara il fischio firma della madre che, tradotto in un linguaggio umano, significherebbe: io sono tua madre – tu sei mio figlio; è un segnale relazionale. È un suono che esprime una relazione piuttosto che un’identità fissa.
Durante i primi mesi di vita, i piccoli di delfino trasformano gradualmente il fischio firma appreso dalla madre per trovare il proprio fischio personale. Sperimentano molti suoni e infine stabilizzano il proprio fischio, ottimizzato per l’ambiente in cui vivono e adattato al gruppo a cui appartengono.
I delfini usano il fischio firma per annunciarsi quando socializzano e gioco. Imparano anche i fischi degli altri per richiamarli quando si perdono o si allontanano dal branco — proprio come facciamo noi con i nomi umani.
L’identità dei cetacei è in gran parte acustica. Emerge da un’interazione dinamica con l’ambiente, basata sull’ascolto di come il mondo rimanda il loro eco.
È una sorta di rispecchiamento, come a dire: conosco il mio posto perché l’ambiente mi rimanda un eco, e la mia identità è plasmata da esso e dagli individui con cui vivo.
Questi raffinati sistemi di percezione e comunicazione sono sempre più disturbati dal rumore subacqueo di origine antropica. Il traffico marittimo, la pesca, i sonar, le attività militari e l’estrazione mineraria (come le trivellazioni o il deep-sea mining) saturano l’oceano con suoni di diversi tipi e intensità, interferendo con la capacità dei delfini di orientarsi, comunicare, cacciare e sopravvivere.
Il rumore subacqueo impedisce letteralmente ai cetacei di riconoscersi e di orientarsi in relazione all’ambiente. Diventa come un muro tra l’animale e ciò che lo circonda, isolandolo dagli altri e, in casi estremi, portandolo alla morte.
I delfini disorientati possono anche rimanere intrappolati nelle reti da pesca perché non riescono a percepirle — come se andassero a sbattere contro un muro invisibile.
Il rumore è per i mammiferi marini ciò che il buio è per gli esseri umani.
Dedicata a una duplice missione — scientifica e onirica — la performance alterna visioni e narrazioni poetiche a informazioni scientifiche, attraverso una drammaturgia che a tratti mira semplicemente a informare il pubblico sulla vita acustica dei cetacei e sulla loro fragilità a causa dell’inquinamento acustico.
La performance esplora questo scambio di echi fragile e allo stesso tempo giocoso tra umani e cetacei, dove complessi mondi acustici entrano in collisione con il rumore antropico, trasformando l’oceano in uno spazio di ascolto conteso.
Echoes between Species si tuffa pienamente in uno spazio acustico illogico, sottile, misterioso fatto di echi tra delfini, esseri umani, rumore e immensità. Si immerge in una relazione tra specie, radicata al di là di ciò che noi umani chiamiamo comunicazione.
Date e Biglietti
17.04.2026, h 20:00,
Expedition Metropolis Theater Ohlauerstr. 41 Berlin,
Work in Progress at Neue Narrative Festival
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